Circuito sonoro
Dopo una serie di demo che avevano attirato la nostra attenzione, gli Eugénie approdano alla loro prima prova 'adulta' con un lavoro lungo, articolato e molto interessante, coadiuvati nella produzione dalla giovane e vigile Edgar Records e nella realizzazione da una manciata di idee che meritano certamente un ascolto approfondito. La qualità che per prima balza all'orecchio infatti - almeno a detta del sottoscritto - è la capacità della band di prendere un vestito già bell'e pronto (leggi la materia rock nella sua forma più pura) e tagliarselo su misura prima d'indossarlo, tant'è ch'è anche grazie a questo se in tutto il cd non si trova una sola manica sgualcita o un pantalone troppo corto, uno strappo sul sedere o una piega che cade male, dono assai prezioso in un'epoca di sarti improvvisati. I passi avanti compiuti rispetto al passato più prossimo sono evidenti e forse nemmeno del tutto attesi, ma è indubbio che la padronanza esecutiva del gruppo sia migliorata e con essa la comunicatività che le 12 tracce riescono ad esprimere ( a parte un paio di episodi decisamente sottotono rispetto al restante materiale, mi riferisco a 5 GENNAIO e a PERFETTO MANICHINO, due pezzi scaldamuscoli e abbastanza risaputi). Fatto sta che il resto del disco mescola ed accosta sonorità elettriche ed acustiche con gusto sapiente e restando sempre ben al di sopra della media: l'iniziale ILLUMINARSI è un rock roccioso con un ritornello dal sapore vagamente pop, DOMANDE PER UN UMILE è una ballata liquida elettro-acustica d'ascoltare tutto d'un fiato, TI CONVIENE conta su un riuscitissimo drive anni '70 con chitarre ficcanti e impreziosito da un perfetto tappeto ritmico, mentre LA MIA GRANDE VANITA' (rimessa a lucido rispetto alla versione demo) è fatta di stacchi e ripartenze, di un irresistibile ritmo scorticante e ancora una volta di una ritmica di pregevole fattura. L'incisione è ottima e soprattutto si nota come la carica espressa nei pezzi registrati in studio sia perfettamente identica a quella esibita dal vivo, difatti le tre incisioni live qui presenti (STRAZIANTE ABITO, ENTRONAUTA, CERVELLO ESILE) confermano e rafforzano tutto quel che di buono abbiamo detto, altra caratteristica insomma che poche band possono permettersi di sbandierare ai quattro venti. Beh, non manca che chiudere la recensione, direte voi. E invece no, perché il bello deve ancora venire. Il bello, per dirla tutta, è rappresentato dalla dimensione acustica custodita tra i solchi, mescolata o meno che sia a sonorità elettriche. L'apporto della viola di Martina Celli, infatti, si rivela costantemente come qualcosa d'imprescindibile, il titolare a là Vieri che non può mancare o si rischia di non farcela. Testimone di quanto dico, oltre agli inserti presenti qua e là, è la splendida CHIUDENDO GLI OCCHI, dove il binomio viola - voce crea qualcosa d'affascinante e vincente (un po' alla maniera degli inglesi Drugstore) prima dell'ottimo sfogo elettrico finale, la superba IL TRADIMENTO (che conta anche su contrabbasso, violino e violoncello) ricca di pathos decadente ed efficace come poche altre cose ascoltate di recente da queste parti, o ancora STRAZIANTE ABITO, che proprio la viola trasforma in qualcosa di più di una semplice canzone rock (alzate il volume e quando 'entra' la viola ditemi se non vi viene la pelle d'oca. Se non vi viene significa che siete abituati ad ascoltare ma non ancora a 'sentire'). Tra l'altro esistono ottime incisioni acustiche dal vivo che meriterebbero di vedere la luce, ma nel frattempo 'accontentiamoci' di questo disco. Per chi ancora non l'avesse capito, è vivamente consigliato.