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Qui ed ora
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Dopo
ben cinque anni di silenzio – l’esordio “Ciò che vorrei”
è del 2002 – ho accolto con sincero piacere le voci che
davano gli Eugénie prossimi al ritorno, seppur con qualche
inevitabile cambio di formazione, sempre però saldamente in
mano al leader Davide Ferrazzi, voce, chitarra e compositore unico
dei testi. L’entusiasmo nasce dai tanti spunti interessanti
dell’album menzionato che metteva in mostra, nonostante la giovane
età media, una qualità di scrittura invidiabile e dalle
prospettive di una auspicata pienezza artistica. E infatti basta un
solo ascolto per ritrovare tra i solchi di “Qui ed ora!”, la band
spigliata e coraggiosa che conoscevo, approdata inoltre a una
maturità che abbraccia sia le strutture compositive che
liriche. Tra questi solchi esce rock, ma di quello che sa come
sedurre senza apparire banale, tra chitarre ed una voce davvero
originale, si incunea un violino, che non è un di più,
ma una colonna, così come la seziona ritmica, fa parte stessa
della canzone. È chiaro che citare i nostri Afterhours, ma
anche i belgi dEUS, come riferimenti non è errato, tuttavia
gli Eugénie hanno quel tenue tocco di distinzione che li fa
scattare in avanti, come possibile prossima realtà della scena
rock tricolore. Lo dimostrano canzoni come “L’atto imperfetto”,
la dolcezza di “Sei un’ora”, le chitarre incessanti di “Dormi
dormi” spezzate da un refrain bellissimo, i rintocchi hard che
alimentano “La rincorsa dei pensieri”, il possibile hit “Il
silenzio tra di noi” scelto come video promozionale, che hanno
tutti gli ingredienti per permettere agli Eugénie il meritato
approdo sotto dei riflettori sempre accesi (www.eugenie.it).
http://www.ilmucchio.it/fdm_content.php?sez=scelte&id_riv=35&id=549
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Qui ed ora
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… non
avrei mai pensato di trovarmi tra le mani un prodotto di simile
fattura! Difficilmente mi capita di restare affascinato al primo
ascolto, di qualunque band o cantautore si tratti; ebbene il saggio
proverbio l’eccezione conferma la regola calza a pennello per lo
splendido Qui Ed Ora! della band altoatesina!… l’aspetto che
colpisce maggiormente è la capacità di inserire in ogni
brano diversi generi musicali. I Nostri riescono infatti a miscelare
sapientemente rasoiate di stampo hard-rock/metal con atmosfere cupe
che profumano di dark-wave, infuocato garage-rock, inserti stoner ed
echi grunge, il tutto arricchito da parti di violino atte ad
affievolire un poco la tensione ed a trascinare l’ascoltatore in
territori vagamente post-rock. Tutto ciò senza dimenticare i
testi intensi e riflessivi, sottolineati dalla voce lievemente
baritonale di Davide Ferrazzi… undici canzoni da gustare e da
ascoltare con la massima attenzione…
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Qui ed ora
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...sound
molto compatto, grazie ad una base ritmica che macina e a chitarre
che vanno sempre nella direzione giusta, spesso completata dal
violino… un sound non solo compatto, ma con un irruente muro del
suono, frontale e spesso spacca sassi…
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Qui ed ora
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…fragoroso
rock (con cantato in italiano) fatto di chitarre taglienti e soniche,
sulle quali poggiano intense armonie vocali… a stupire è
l'intreccio chitarristico e la buona sezione ritmica, insomma la
preparazione della band, unita al gusto nel trovare atmosfere ed
arrangiamenti di ottimo livello. È rock senza fronzoli, bello
sparato dai chiari riferimenti noise e stoner… Un plauso ai testi,
intelligenti e non scontati…
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Qui ed ora
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Qui Ed Ora! è davvero un bel disco che riesce ad elevare il
rock a piani più alti arrivando quasi a toccare la musica
d'autore. Si rimane sbalorditi dalle capacità artistiche e
tecniche di questi ragazzi che, senza troppe pretese, riescono a
trasmettere della musica che è sempre più difficile
reperire in Italia e che è sinonimo di originalità ai
massimi livelli. L'unico rischio, forse, è quello che vengano
relegati e etichettati come band di nicchia, a causa proprio della
loro ricercatezza.
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Qui ed ora
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Per
una volta anticipiamo, anche se di poco, l’uscita di un disco.
Fatto insolito per questa rubrica, ma visto che gli undici brani
raccolti in “Qui ed ora” sono oggettivamente convincenti, non è
stato possibile aspettare...Pezzi ben accordati tra di loro. Un
impatto che suggerisce una propensione al live, e un occhio strizzato
a certe produzioni underground italiane, dove il testo e frasi
ripetute non sono soltanto uno sfondo, ma qualcosa di decisamente più
concreto. Il genere? Diciamo rock. Di quello buono. Alle volte veloce
e tagliente, alle volte lento, ritmato da giuste pause. Immediato ma
da ascoltare.
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Qui ed ora
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"Qui
ed ora”: dichiarazione di guerra di una sezione ritmica sfacciata e
incontenibile, di chitarre avviluppate in giochi di provocazione, di
violini che insinuano promesse di armonie e carezze bugiarde, di voce
strisciante sul limite dell’astuzia. Coesistenza degli opposti:
caos di distorsioni e vibrazioni di dolcezza, magma noise e
ondulazioni di psichedelia, retrogusto metal e seduzioni di
angeli/demoni, danze stoner e sapienza lirica. Ecco l’incantesimo
ordito dalla band di Bolzano al secondo lavoro discografico. Gli
Eugénie non chiedono il permesso per entrare nel mondo della
musica, spalancano la porta e nemmeno si perdono in giri di
presentazioni ipocrite: basta “L’odio che provi” e i patti sono
chiari, si fa sul serio e si prova a dominare “La rincorsa dei
pensieri”, magari con “L’atto imperfetto”! Poco conta se
striscia “Il silenzio tra di noi”, in fondo “L’amore sale e
scende”! “Sei un’ora”: l’episodio più accattivante e
quasi gioco di melodia tra gli altri flussi di prepotenza senza
scampo. Undici tracce che sarebbe un affronto al talento non
scoprire. Undici tracce che sarebbe leale provare ad assaggiare.
Undici tracce che vada come vada hanno già vinto insieme alla
Riff e alla Load Up Records.
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Qui ed ora
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Superano brillantemente la prova del secondo disco i trentini Eugénie, che con "Qui ed ora!" danno il seguito a "Ciò che vorrei". Gli undici brani di questo cd sono tutti compatti, grazie all'eccellente lavoro fatto da David Lenci in cabina di regia, in un rock italiano con delle evidenti venature hard.
I due chitarristi, infatti, spesso si dilettano ad intrecciarsi ("Preso dentro preso fuori"), grazie alla base ritmica che fa un lavoro portentoso dando spessore al sound ("L'odio che provi"), mentre i violini spesso hanno un ruolo di completamento ("Sei un'ora"). Il brano più indie è "La rincorsa dei pensieri", che si avvicina molto agli ultimi Mission of Burma, per come il noise si intreccia con una base new wave intrigante.
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Ció che vorrei
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Che
cos'è che vorrebbero gli Eugénie? Un quesito
inevitabile, dato il titolo del loro disco di debutto. La risposta,
citando la cartella stampa, "un suono etereo ma fisico",
ottenuto attraverso l'incontro fra "un tradizionale quintetto
rock (basso, batteria, chitarre in dialogo, voce)" e "l'intensa
leggerezza di una viola, nel tentativo di estremizzare l'accordo tra
aggressività e dolcezza, tra distorsione satura e melodia".
Al di là dei paroloni, un intento senza dubbio lodevole, che
trova una discreta corrispondenza nella musica qui contenuta. Tutte e
dodici le composizioni si muovono, infatti, in un efficace
chiaroscuro di dissonanze e momenti maggiormente atmosferici,
lasciando che, a seconda dei casi, la lancetta tenda verso l'uno o
l'altro degli estremi. Influssi gotici, ritmiche serrate, soluzioni
lontanamente imparentate con il metal, ruvidi intrecci di sei corde,
contaminazioni elettroniche, rapide puntate nella psichedelia e
interessanti parentesi orchestrali sono dunque alcuni degli
ingredienti che fanno del cd un prodotto di spessore e
sostanzialmente riuscito, con particolare riferimento a tracce come
"Straziante abito" e la liquida "Domande per un
umile", sebbene l'impressione sia che, con un po' più di
coraggio e di voglia di osare, magari approfondendo di più il
lavoro sull'inscurimento delle trame, il quintetto bolzanino possa
fare ancora meglio. Menzione d'obbligo, infine, anche per i testi,
sufficientemente curati e introspettivi, come del resto il genere
richiede.
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Ció che vorrei
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Dopo
una serie di demo che avevano attirato la nostra attenzione, gli
Eugénie approdano alla loro prima prova 'adulta' con un lavoro
lungo, articolato e molto interessante, coadiuvati nella produzione
dalla giovane e vigile Edgar Records e nella realizzazione da una
manciata di idee che meritano certamente un ascolto approfondito. La
qualità che per prima balza all'orecchio infatti - almeno a
detta del sottoscritto - è la capacità della band di
prendere un vestito già bell'e pronto (leggi la materia rock
nella sua forma più pura) e tagliarselo su misura prima
d'indossarlo, tant'è ch'è anche grazie a questo se in
tutto il cd non si trova una sola manica sgualcita o un pantalone
troppo corto, uno strappo sul sedere o una piega che cade male, dono
assai prezioso in un'epoca di sarti improvvisati. I passi avanti
compiuti rispetto al passato più prossimo sono evidenti e
forse nemmeno del tutto attesi, ma è indubbio che la
padronanza esecutiva del gruppo sia migliorata e con essa la
comunicatività che le 12 tracce riescono ad esprimere ( a
parte un paio di episodi decisamente sottotono rispetto al restante
materiale, mi riferisco a 5 GENNAIO e a PERFETTO MANICHINO, due pezzi
scaldamuscoli e abbastanza risaputi). Fatto sta che il resto del
disco mescola ed accosta sonorità elettriche ed acustiche con
gusto sapiente e restando sempre ben al di sopra della media:
l'iniziale ILLUMINARSI è un rock roccioso con un ritornello
dal sapore vagamente pop, DOMANDE PER UN UMILE è una ballata
liquida elettro-acustica d'ascoltare tutto d'un fiato, TI CONVIENE
conta su un riuscitissimo drive anni '70 con chitarre ficcanti e
impreziosito da un perfetto tappeto ritmico, mentre LA MIA GRANDE
VANITA' (rimessa a lucido rispetto alla versione demo) è fatta
di stacchi e ripartenze, di un irresistibile ritmo scorticante e
ancora una volta di una ritmica di pregevole fattura. L'incisione è
ottima e soprattutto si nota come la carica espressa nei pezzi
registrati in studio sia perfettamente identica a quella esibita dal
vivo, difatti le tre incisioni live qui presenti (STRAZIANTE ABITO,
ENTRONAUTA, CERVELLO ESILE) confermano e rafforzano tutto quel che di
buono abbiamo detto, altra caratteristica insomma che poche band
possono permettersi di sbandierare ai quattro venti. Beh, non manca
che chiudere la recensione, direte voi. E invece no, perché il
bello deve ancora venire. Il bello, per dirla tutta, è
rappresentato dalla dimensione acustica custodita tra i solchi,
mescolata o meno che sia a sonorità elettriche. L'apporto
della viola di Martina Celli, infatti, si rivela costantemente come
qualcosa d'imprescindibile, il titolare a là Vieri che non può
mancare o si rischia di non farcela. Testimone di quanto dico, oltre
agli inserti presenti qua e là, è la splendida
CHIUDENDO GLI OCCHI, dove il binomio viola - voce crea qualcosa
d'affascinante e vincente (un po' alla maniera degli inglesi
Drugstore) prima dell'ottimo sfogo elettrico finale, la superba IL
TRADIMENTO (che conta anche su contrabbasso, violino e violoncello)
ricca di pathos decadente ed efficace come poche altre cose ascoltate
di recente da queste parti, o ancora STRAZIANTE ABITO, che proprio la
viola trasforma in qualcosa di più di una semplice canzone
rock (alzate il volume e quando 'entra' la viola ditemi se non vi
viene la pelle d'oca. Se non vi viene significa che siete abituati ad
ascoltare ma non ancora a 'sentire'). Tra l'altro esistono ottime
incisioni acustiche dal vivo che meriterebbero di vedere la luce, ma
nel frattempo 'accontentiamoci' di questo disco. Per chi ancora non
l'avesse capito, è vivamente consigliato.
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