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Fuori dal Mucchio - Maggio 2007
Qui ed ora

Dopo ben cinque anni di silenzio – l’esordio “Ciò che vorrei” è del 2002 – ho accolto con sincero piacere le voci che davano gli Eugénie prossimi al ritorno, seppur con qualche inevitabile cambio di formazione, sempre però saldamente in mano al leader Davide Ferrazzi, voce, chitarra e compositore unico dei testi. L’entusiasmo nasce dai tanti spunti interessanti dell’album menzionato che metteva in mostra, nonostante la giovane età media, una qualità di scrittura invidiabile e dalle prospettive di una auspicata pienezza artistica. E infatti basta un solo ascolto per ritrovare tra i solchi di “Qui ed ora!”, la band spigliata e coraggiosa che conoscevo, approdata inoltre a una maturità che abbraccia sia le strutture compositive che liriche. Tra questi solchi esce rock, ma di quello che sa come sedurre senza apparire banale, tra chitarre ed una voce davvero originale, si incunea un violino, che non è un di più, ma una colonna, così come la seziona ritmica, fa parte stessa della canzone. È chiaro che citare i nostri Afterhours, ma anche i belgi dEUS, come riferimenti non è errato, tuttavia gli Eugénie hanno quel tenue tocco di distinzione che li fa scattare in avanti, come possibile prossima realtà della scena rock tricolore. Lo dimostrano canzoni come “L’atto imperfetto”, la dolcezza di “Sei un’ora”, le chitarre incessanti di “Dormi dormi” spezzate da un refrain bellissimo, i rintocchi hard che alimentano “La rincorsa dei pensieri”, il possibile hit “Il silenzio tra di noi” scelto come video promozionale, che hanno tutti gli ingredienti per permettere agli Eugénie il meritato approdo sotto dei riflettori sempre accesi (www.eugenie.it).

http://www.ilmucchio.it/fdm_content.php?sez=scelte&id_riv=35&id=549

 
Universomusica.com
Qui ed ora

… non avrei mai pensato di trovarmi tra le mani un prodotto di simile fattura! Difficilmente mi capita di restare affascinato al primo ascolto, di qualunque band o cantautore si tratti; ebbene il saggio proverbio l’eccezione conferma la regola calza a pennello per lo splendido Qui Ed Ora! della band altoatesina!… l’aspetto che colpisce maggiormente è la capacità di inserire in ogni brano diversi generi musicali. I Nostri riescono infatti a miscelare sapientemente rasoiate di stampo hard-rock/metal con atmosfere cupe che profumano di dark-wave, infuocato garage-rock, inserti stoner ed echi grunge, il tutto arricchito da parti di violino atte ad affievolire un poco la tensione ed a trascinare l’ascoltatore in territori vagamente post-rock. Tutto ciò senza dimenticare i testi intensi e riflessivi, sottolineati dalla voce lievemente baritonale di Davide Ferrazzi… undici canzoni da gustare e da ascoltare con la massima attenzione…

 
Freackout-oinline.com
Qui ed ora
...sound molto compatto, grazie ad una base ritmica che macina e a chitarre che vanno sempre nella direzione giusta, spesso completata dal violino… un sound non solo compatto, ma con un irruente muro del suono, frontale e spesso spacca sassi…
 
Sonicbands.it
Qui ed ora

…fragoroso rock (con cantato in italiano) fatto di chitarre taglienti e soniche, sulle quali poggiano intense armonie vocali… a stupire è l'intreccio chitarristico e la buona sezione ritmica, insomma la preparazione della band, unita al gusto nel trovare atmosfere ed arrangiamenti di ottimo livello. È rock senza fronzoli, bello sparato dai chiari riferimenti noise e stoner… Un plauso ai testi, intelligenti e non scontati…

 
Rockline.it
Qui ed ora

Qui Ed Ora! è davvero un bel disco che riesce ad elevare il rock a piani più alti arrivando quasi a toccare la musica d'autore. Si rimane sbalorditi dalle capacità artistiche e tecniche di questi ragazzi che, senza troppe pretese, riescono a trasmettere della musica che è sempre più difficile reperire in Italia e che è sinonimo di originalità ai massimi livelli. L'unico rischio, forse, è quello che vengano relegati e etichettati come band di nicchia, a causa proprio della loro ricercatezza.

 
Lastampa.it
Qui ed ora

Per una volta anticipiamo, anche se di poco, l’uscita di un disco. Fatto insolito per questa rubrica, ma visto che gli undici brani raccolti in “Qui ed ora” sono oggettivamente convincenti, non è stato possibile aspettare...Pezzi ben accordati tra di loro. Un impatto che suggerisce una propensione al live, e un occhio strizzato a certe produzioni underground italiane, dove il testo e frasi ripetute non sono soltanto uno sfondo, ma qualcosa di decisamente più concreto. Il genere? Diciamo rock. Di quello buono. Alle volte veloce e tagliente, alle volte lento, ritmato da giuste pause. Immediato ma da ascoltare.

 
Dnamusic.it
Qui ed ora
"Qui ed ora”: dichiarazione di guerra di una sezione ritmica sfacciata e incontenibile, di chitarre avviluppate in giochi di provocazione, di violini che insinuano promesse di armonie e carezze bugiarde, di voce strisciante sul limite dell’astuzia. Coesistenza degli opposti: caos di distorsioni e vibrazioni di dolcezza, magma noise e ondulazioni di psichedelia, retrogusto metal e seduzioni di angeli/demoni, danze stoner e sapienza lirica. Ecco l’incantesimo ordito dalla band di Bolzano al secondo lavoro discografico. Gli Eugénie non chiedono il permesso per entrare nel mondo della musica, spalancano la porta e nemmeno si perdono in giri di presentazioni ipocrite: basta “L’odio che provi” e i patti sono chiari, si fa sul serio e si prova a dominare “La rincorsa dei pensieri”, magari con “L’atto imperfetto”! Poco conta se striscia “Il silenzio tra di noi”, in fondo “L’amore sale e scende”! “Sei un’ora”: l’episodio più accattivante e quasi gioco di melodia tra gli altri flussi di prepotenza senza scampo. Undici tracce che sarebbe un affronto al talento non scoprire. Undici tracce che sarebbe leale provare ad assaggiare. Undici tracce che vada come vada hanno già vinto insieme alla Riff e alla Load Up Records.

 

 
Rockerilla
Qui ed ora
Superano brillantemente la prova del secondo disco i trentini Eugénie, che con "Qui ed ora!" danno il seguito a "Ciò che vorrei". Gli undici brani di questo cd sono tutti compatti, grazie all'eccellente lavoro fatto da David Lenci in cabina di regia, in un rock italiano con delle evidenti venature hard.
I due chitarristi, infatti, spesso si dilettano ad intrecciarsi ("Preso dentro preso fuori"), grazie alla base ritmica che fa un lavoro portentoso dando spessore al sound ("L'odio che provi"), mentre i violini spesso hanno un ruolo di completamento ("Sei un'ora"). Il brano più indie è "La rincorsa dei pensieri", che si avvicina molto agli ultimi Mission of Burma, per come il noise si intreccia con una base new wave intrigante.
 
il Mucchio Selvaggio
Ció che vorrei
Che cos'è che vorrebbero gli Eugénie? Un quesito inevitabile, dato il titolo del loro disco di debutto. La risposta, citando la cartella stampa, "un suono etereo ma fisico", ottenuto attraverso l'incontro fra "un tradizionale quintetto rock (basso, batteria, chitarre in dialogo, voce)" e "l'intensa leggerezza di una viola, nel tentativo di estremizzare l'accordo tra aggressività e dolcezza, tra distorsione satura e melodia". Al di là dei paroloni, un intento senza dubbio lodevole, che trova una discreta corrispondenza nella musica qui contenuta. Tutte e dodici le composizioni si muovono, infatti, in un efficace chiaroscuro di dissonanze e momenti maggiormente atmosferici, lasciando che, a seconda dei casi, la lancetta tenda verso l'uno o l'altro degli estremi. Influssi gotici, ritmiche serrate, soluzioni lontanamente imparentate con il metal, ruvidi intrecci di sei corde, contaminazioni elettroniche, rapide puntate nella psichedelia e interessanti parentesi orchestrali sono dunque alcuni degli ingredienti che fanno del cd un prodotto di spessore e sostanzialmente riuscito, con particolare riferimento a tracce come "Straziante abito" e la liquida "Domande per un umile", sebbene l'impressione sia che, con un po' più di coraggio e di voglia di osare, magari approfondendo di più il lavoro sull'inscurimento delle trame, il quintetto bolzanino possa fare ancora meglio. Menzione d'obbligo, infine, anche per i testi, sufficientemente curati e introspettivi, come del resto il genere richiede.
 
Circuito sonoro
Ció che vorrei
Dopo una serie di demo che avevano attirato la nostra attenzione, gli Eugénie approdano alla loro prima prova 'adulta' con un lavoro lungo, articolato e molto interessante, coadiuvati nella produzione dalla giovane e vigile Edgar Records e nella realizzazione da una manciata di idee che meritano certamente un ascolto approfondito. La qualità che per prima balza all'orecchio infatti - almeno a detta del sottoscritto - è la capacità della band di prendere un vestito già bell'e pronto (leggi la materia rock nella sua forma più pura) e tagliarselo su misura prima d'indossarlo, tant'è ch'è anche grazie a questo se in tutto il cd non si trova una sola manica sgualcita o un pantalone troppo corto, uno strappo sul sedere o una piega che cade male, dono assai prezioso in un'epoca di sarti improvvisati. I passi avanti compiuti rispetto al passato più prossimo sono evidenti e forse nemmeno del tutto attesi, ma è indubbio che la padronanza esecutiva del gruppo sia migliorata e con essa la comunicatività che le 12 tracce riescono ad esprimere ( a parte un paio di episodi decisamente sottotono rispetto al restante materiale, mi riferisco a 5 GENNAIO e a PERFETTO MANICHINO, due pezzi scaldamuscoli e abbastanza risaputi). Fatto sta che il resto del disco mescola ed accosta sonorità elettriche ed acustiche con gusto sapiente e restando sempre ben al di sopra della media: l'iniziale ILLUMINARSI è un rock roccioso con un ritornello dal sapore vagamente pop, DOMANDE PER UN UMILE è una ballata liquida elettro-acustica d'ascoltare tutto d'un fiato, TI CONVIENE conta su un riuscitissimo drive anni '70 con chitarre ficcanti e impreziosito da un perfetto tappeto ritmico, mentre LA MIA GRANDE VANITA' (rimessa a lucido rispetto alla versione demo) è fatta di stacchi e ripartenze, di un irresistibile ritmo scorticante e ancora una volta di una ritmica di pregevole fattura. L'incisione è ottima e soprattutto si nota come la carica espressa nei pezzi registrati in studio sia perfettamente identica a quella esibita dal vivo, difatti le tre incisioni live qui presenti (STRAZIANTE ABITO, ENTRONAUTA, CERVELLO ESILE) confermano e rafforzano tutto quel che di buono abbiamo detto, altra caratteristica insomma che poche band possono permettersi di sbandierare ai quattro venti. Beh, non manca che chiudere la recensione, direte voi. E invece no, perché il bello deve ancora venire. Il bello, per dirla tutta, è rappresentato dalla dimensione acustica custodita tra i solchi, mescolata o meno che sia a sonorità elettriche. L'apporto della viola di Martina Celli, infatti, si rivela costantemente come qualcosa d'imprescindibile, il titolare a là Vieri che non può mancare o si rischia di non farcela. Testimone di quanto dico, oltre agli inserti presenti qua e là, è la splendida CHIUDENDO GLI OCCHI, dove il binomio viola - voce crea qualcosa d'affascinante e vincente (un po' alla maniera degli inglesi Drugstore) prima dell'ottimo sfogo elettrico finale, la superba IL TRADIMENTO (che conta anche su contrabbasso, violino e violoncello) ricca di pathos decadente ed efficace come poche altre cose ascoltate di recente da queste parti, o ancora STRAZIANTE ABITO, che proprio la viola trasforma in qualcosa di più di una semplice canzone rock (alzate il volume e quando 'entra' la viola ditemi se non vi viene la pelle d'oca. Se non vi viene significa che siete abituati ad ascoltare ma non ancora a 'sentire'). Tra l'altro esistono ottime incisioni acustiche dal vivo che meriterebbero di vedere la luce, ma nel frattempo 'accontentiamoci' di questo disco. Per chi ancora non l'avesse capito, è vivamente consigliato.